venerdì 30 marzo 2012

Cambio titolo

Ho capito molte cose sul tao e sulla macrobiotica entrando nei suoi meccanismi perciò non parlerò più di macrobiotica tout-court, quella per capirla bisogna viverla.
In compenso voglio parlare di fatti e notizie analizzandoli alla mia maniera, integrando i saperi acquisiti da ricercatore insieme a quelli acquisiti da macrobiotico.


Perciò nel cambiare il titolo al blog toglierò la fascia laterale che faceva così:


1. Perché macrobiotica:
* Si parte da un cibo di tradizione millenaria, più semplice, sano, perché...
* tramite studi scientifici e buonsenso se ne capisce l'importanza, dunque...
* ci si assume la responsabilità di prepararlo e sceglierlo, grazie a...
* un'etichetta trasparente, che necessita...
* un'agricoltura fatta con criterio e in loco, così
* il paesaggio cambia, si riduce il dissesto idrogeologico, si abbatte l'inquinamento e ritorna la biodiversità. E' vero, così...
* si lavora in molti nei campi e nell'artigianato, ma...
* il lavoro diventa solidale e il compenso equo, così...
* si sconfigge il capitalismo e il mondo non gira più attorno al denaro, inoltre...
* si sconfigge l'alienazione della fabbrica e dell'ufficio, tramite...
* l'integrazione di attività fisica e mentale durante la giornata, cosicché con la pace acquisita dall'attività fisica...
* la salute e le relazioni sociali diventano la metrica su cui costruire la nuova società, così anche...
* i ritmi rallentano e
* la vita umana sul pianeta ritorna sostenibile,
* possedendo meno l'attaccamento non va più alle cose
* ma alle persone e al sé,
* la cultura e la comprensione, portano...
* all'equilibrio, ovvero il fine ultimo della macrobiotica.
Tutto questo è macrobiotica.

Il percorso appena riassunto è l'unica vera rivoluzione da compiere all'entrata di questo millennio e non sarei mai arrivato ad una tale consapevolezza senza gli insegnamenti dell'associazione Un Punto Macrobiotico, Mario Pianesi, George Ohsawa, Naboru Muramoto, Fritjof Capra e Lao Tzi, la vita all'aperto e l'orto di casa.

lunedì 28 novembre 2011

Pane nostro che sei in Romania

"Ce lo metto io lo sfilatino"
Bravi, bravi, fidatevi della grande distribuzione, da [Le inchieste La Repubblica 1 nov]:
"Da qualche tempo, la produzione di pane del Paese dell'Est è salita a 4 milioni di chili. Una buona parte la mangiamo noi. Quasi un quarto del prodotto confezionato venduto nei nostri supermarket arriva di là. Preimpastato e surgelato dura due anni e basta una rapida cottura. Poco si sa sugli aspetti igienici e non c'è obbligo di esplicitare la provenienza sull'etichetta"

Tutto questo a fronte di un'economia locale che produce farine e pane con grano locale, integrale, senza lievito di birra, lievitanti chimici né zucchero, pane di riso, e tanti altri tipi di pane che si facevano fino a prima del boom economico e sono stati poi dimenticati per lo schifoso pane bianco chimico da panetteria comune, ristorante o supermercato.

Un esempio: al punto macrobiotico più vicino potete trovare pane a lievitazione naturale, con farina di frumento integrale, locale, da grani antichi (e non brevettati, a differenza del kamut, roba da matti brevettare un cereale) e pane di riso. Potete anche trovare pizze salate, maritozzi e altri dolci senza uova, latte e zucchero. Tutto questo a prezzi equivalenti a quelli di mercato, alla faccia dei vari negozi "bio" e "green" che propinano prodotti strampalati (avevamo davvero bisogno della Quinoa che si fa il giro del mondo per arrivare qua?), pieni di ingredienti non necessari ed esotici a prezzi da latrocinio.

martedì 1 novembre 2011

Ciao safari

Per chi lo ricordasse ancora, il safari non è solo uno browser (scarsino), ma è anche una moda cretina e poco temeraria, che a breve potrebbe non esistere più, se non in pochi zoo. Sembra infatti [La repubblica 1 nov] che la popolazione di tutti i gandi felini sia in drastica riduzione a causa dell'uccisione indiscriminata, nonché della minaccia degli habitat.

E fin qui un dato di fatto che probabilmente tante campagne di informazioni animaliste e ambientaliste fanno spesso sapere. 

Per quelli che pensano che la macrobiotica sia solo una questione di cibo, si sbagliano. Tant'è vero che ben due settimane fa circa, al 6° Convegno Ambiente-Agricoltura-Alimentazione-Salute-Economia, presso l'aula magna de La Sapienza di Roma, durante l'introduzione usuale di Mario Pianesi si riportano alcune stime al 1900 e al 2011 su popolazione umana (in netta crescita), foreste (in diminuzione), terreni agricoli (in aumento) e alcune speci animali in netta diminuzione, tra cui scimpanzé, elefanti e - appunto - leoni.


La differenza tra UPM e le associazioni ambientaliste è che la prima con molta modestia e radicalità sfrutta quei due spicci che ricava dalle proprie attività, inclusi i tesseramenti, per ristabilire habitat e microclimi in Italia, Africa e Asia. Chi è socio deve andare fiero di sapere le mille imprese, specie nei paesi in via di sviluppo, che vengono fatte anche a suo nome.
Le seconde invece si pigliano donazioni su donazioni per salvare due bestiole, a mò di arca di noè, e assicurarne la vita all'interno di una teca di vetro, per preservarne il genoma in un certo senso, e permettere di rimpiangere i tempi andati in cui vivevano in libertà, senza uno sforzo concreto nel contrastare il (dis)ordine delle cose.

A presto un breve indice degli interventi della conferenza di cui sopra, anche per farvi capire la portata delle azioni di UPM.

domenica 9 ottobre 2011

Presa diretta: terrà e cibo

L'ultima puntata di presa diretta su Rai3 parla dei drammi dell'agricoltura, del mercato del cibo globalizzato e viziato dalla speculazione. La politica totalmente ignora il problema per la palese incapacità di affrontare problemi tanto complessi. Consiglio a tutti di guardare il video della puntata o leggerne il riassunto su: http://www.presadiretta.rai.it
Ma come risolvere tutti questi problemi, questioni non solo italiane, ma globali, legate strettamente con la finanza speculativa, la malavita, l'assenza di trasparenza, la centralità del denaro rispetto alla condizione umana e il disinteresse dell'occidente nei confronti del cibo?
A tutto questo solo la filiera UPM, l'etichetta trasparente pianesiana e un po' di buonsenso e buona volontà possono sopperire.

In riassunto, i problemi indagati nella puntata:
- import del grano estero persino dall'australia quando in Italia ce ne sarebbe già a sufficienza
- export del grano italiano, per speculazione
- il disegno delle 5 maggiori multinazionali per la determinazione (riduzione) del prezzo del grano
- mancanza di trasparenza totale nelle materie prime (il made in italy è una bufala) anche grazie a cavilli di legge
- l'abbandono dei campi italiani, la disperazione degli agricoltori che non riescono più a sostentarsi dell'agricoltura
- il lavoro nero e le ingiustizie nei campi del sud
- la morte dell'economia agricola
- la contraffazione dei prodotti italiani
- il rischio maggiore di contaminazione da tossine cancerogene nei grani di provenienza estera e i limiti di legge inadeguati

E la puntata non parla di problemi come la desertificazione dei terreni, la lenta morte dei terreni coltivati in convenzionale, il grano "bombardato" (precursore degli OGM) che tutti gli italiani si mangiano e a cui è presumibilmente legato l'aumento dei casi di celiachia degli ultimi 40 anni, la insalubrità del convenzionale, l'alimentazione OGM dei capi di bestiame, la fame nel mondo provocata dalle agricolture chimiche e a OGM, la insostenibilità della filiera convenzionale, il tasso di disoccupazione elevato provocato dalla meccanizzazione estrema.

A tutto questo Un Punto Macrobiotico con la sua filiera di agricoltori e trasformatori e la pratica della policoltura Ma-Pi cerca di porre rimedio, grazie al lavoro instancabile di tanti grandi persone, umili e silenziose. Voi potete cambiare le cose avvicinandovi
al centro UPM più vicino a voi, acquistando i prodotti ivi reperibili e mangiando in maniera più sostenibile, secondo le 5 diete Ma-Pi. Pensateci.

giovedì 6 ottobre 2011

Steve Jobs

E' morto un uomo. Noi non lo riguardiamo più. Lui ora ci riguarda ancora? La domanda è se merita o no memoria imperitura o se basta che con tutti gli onori venga seppellito o disperso e i suoi cari lasciati al proprio lutto?


Dunque la domanda è: merita o no tutte queste lacrime di coccodrillo ed elogi funebri un uomo che ha dedicato la propria vita al profitto?

Dopotutto è solo "lo showman che aveva incantato i consumatori del mondo intero seducendoli fino all'adozione universale dell'iPod, dell'iPad, etc etc"" (cit. La Repubblica) ovvero un uomo a capo di una multinazionale che senza scrupoli persegue l'unico fine del profitto, senza rispetto per l'ambiente e per le persone (nonostante le apparenze), instaurando un clima di snobismo antidemocratico e antiegualitario che è poi lo strumento ultimo di tutte le aziende top-notch o top-of-the-list, quelle insomma che generalmente solo i facoltosi si possono permettere. Ita est.

Come dicevo sul mio precedente post, quando un uomo fa vendere milioni di attrezzi come l'iPad che non producono salute, non migliorano la qualità della vita, e in compenso rappresentano una fonte di inquinamento e di sfruttamento del terzo mondo sicura, beh, gli elogi ve li potete tenere.

E' stato un uomo capace, vero, ma in un mondo rapace (troppa voglia di fare la rima). Insomma un batterio forte: quelli che li metti in coltura e prevalgono sugli altri, si moltiplicano.

E' morto di cancro. Con tutti i soldi che aveva non ha potuto ottenere quello che con poco possiamo avere tutti grazie ad una vita macrobiotica: la salute e la serenità, la democrazia e l'eguaglianza.

E' solo un altro che se ne va, un uomo, come me e come te.

venerdì 30 settembre 2011

Per te che stai leggendo con l'iPad

Io sono un ingegnere elettronico, laureato con 110 e lode, ho lavorato alla Intel e fatto ricerca all'estero. Insomma il perfetto prototipo di persona che - se non avesse aperto gli occhi - sarebbe tutto eccitato ad ogni nuovo progresso tecnologico, alla ricerca spinta, alla diffusione dell'elettronica, ai gadget tecnologici e magari alle novità verdi, alle ecoinnovazioni e via dicendo.

Peccato che siano tutte balle. Una su mille ha davvero un impatto positivo se la si valuta in chiave olistica. Da quando ho studiato la macrobiotica di UPM la mia posizione in merito a tante questioni è cambiata. Per questo vi do un paio di spunti qui.
1. La bufala che leggendo il giornale con l'iPad si salva l'ambiente è colossale. Solo per produrre un iPad si: inquinanoleacquetaglianoboschiestraggonomaterieprimeinpaesidelterzomondoaccendoaltiforniscatenanoguerreinafricatrasportanomaterialiconsumapetroliosfruttamanodoperasfruttabambiniimpiegatantissimaenergiabruciapetroliobruciagasbruciacarboneetantoaltroancora. Insomma un casino. E ovviamente per usare internet si usano server, strutture per le telecomunicazioni che non si alimentano ad aria. Esistono metriche come la Embodied Energy o Life Cycle Assessment che misurano quanta energia/risorse si impiegano per produrre un oggetto. E non guardate che gli iCosi sono piccoli. Per produrli servono tante risorse quante quelle per produrre un'automobile. La nanoelettronica è terribilmente inquinante. Per non parlare dei conflitti che scatena l'estrazione dei metalli e delle terre rare, o lo sfruttamento sui lavoratori.
2. A proposito di automobili: Euro5, Euro6, la tassa sulla CO2 sono tutte norme per il consumismo più che per l'ambiente. Per produrre un'auto serve tanto petrolio quanto quello che consumerà. Tenetevela stretta finché cammina! Vi rimando qua per comodità perché il tizio la sa lunga...

Ma queste sono solo due spunti che ho preso a caso perché in questi 5 minuti mi sono capitati sotto mano. Il falso alternativo oggi è ovunque. Dalle banane biologiche che volano fino in Italia agli "alberi" artificiali  che estraggono la CO2 (per nasconderla poi nel sottosuolo).

giovedì 29 settembre 2011

Tonino non sa...

Tonino è un ragazzo italiano come tanti, ha solo 14 anni e ci sono tante cose che ancora deve imparare. Purtroppo gli adulti non lo aiutano, anzi...
Tonina si alza, come ogni mattina, alle 7, al suono della sveglia, puntuale e impietosa. Quale che fosse il suo stato di sonno deve svegliarsi, perché questa è la regola. Tonino non sa che suo nonno e tutti quelli prima di lui si alzavano con le prime luci, come veniva naturale.
Tonino va in cucina, e trova il latte già pronto sul tavolo, insieme ai biscotti e la nutella. Tonino non sa che quel latte viene da mucche deformi stipate in stalle dove non hanno mai visto un filo d'erba. La pubblicità non lo dice. La pubblicità mostra una mucca in un prato alpino sconfinato. Non sa neanche che la povera mucca che gli ha donato il suo latte viene mantenuta ad antibiotici per tutta la sua vita, perché le condizioni igieniche della stalla dove vive sono tali da rendere inevitabili le malattie. Il povero Tonino non sa che lui stesso sta assorbendo quegli antibiotici, che hanno effetto sul suo sistema endocrino. Tonino sa solo che il latte fa bene alle ossa. Quante bugie gli hanno raccontato, povero Tonino. Il latte le fa crescere in lunghezza, sì, ma fragili. Non può neppure immaginare che da anziano, gli diranno di berne di più, per la sua osteoporosi. E chissà perché, peggiorerà di giorno in giorno.
Ma è una bella giornata di maggio e Tonino tutto questo non lo sa. Si spalma una bella fetta di cioccolato sul pane. Dicono che cominci la giornata da leone. Forse perché gli ingredienti per quella cioccolata, in particolare i grassi (idrogenati, perché al palato sembra più buono) vengono dall'Africa e arrivano su navi che viaggiano per settimane, o su aerei, per fare prima. Tonino non sa che quel singolo vasetto di cioccolata costa all'ambiente più di una giro in macchina fino al negozio di giocattoli più vicino.
Tonino prende l'auto con i genitori. E' per il traffico che si sono dovuti alzare presto: nella sua città ci vogliono anche tre quarti d'ora per arrivare alla scuola. Tonino non sa che questo succede solo in città, che il suo amico Alberto, che vive nelle Marche questo problema non l'ha mai avuto. Tonino non sa neanche che in altri paesi d'Europa ci sono gli autobus, e anche i ragazzini li possono prendere, senza paura di fare tardi o di fare brutti incontri.
Tonino guarda fuori dal finestrino: il sole non rende le grosse strade più attraenti. Gli piacerebbe poter vedere un po' di verde, una collina sola magari. Tonino non sa che fino a 30 anni prima quella zona era tutta una campagna. Poi sono arrivati i palazzinari, il cemento e hanno costruito case, perché quelle si vendono. I servizi no. Non hanno fatto scuole, negozi, giardini. Quelli non fruttano. E così tutti i giorni tocca spostarsi alla scuola più vicina: 10km in 45 minuti.
Tonino entra a scuola. E' grande ormai e il prossimo anno inizierà le superiori. Studiare non gli dispiace. Ricorda benissimo tutte le guerre dal 1200 all'800. Tonino non sa però che cosa succedeva davvero nei secoli. Com'erano le persone che hanno vissuto in Europa, che mestieri facevano, come mangiavano e vestivano. A scuola non ha neanche mai sentito parlare dell'impero cinese, la più duratura civiltà al mondo, quella che ha sviluppato una medicina che guarisce senza antibiotici, quella che ha sviluppato la cartografia prima ancora dell'occidente. A scuola si imparano tante cose, ma le cose da sapere davvero sarebbero molte di più. E non te le spiega nessuno. Ad esempio perché la sua compagna lo guarda sempre, perché quando annusi un fiore ti senti più felice e perché bisogna sempre alzarsi alle 7? Questo non te lo dicono. Non dicono neanche perché il papà e la mamma devono andare a lavoro anche quando stanno male e non possono mai passare una giornata di sole in giro con lui.
Tonino arriva a casa. Lo ha accompagnato il papà. Ha preparato un piatto di pasta olio aglio e peperoncino. Lo mangia rapidamente poi torna di corsa al lavoro. Tonino viene lasciato in compagnia della televisione. Tonino non sa perché il papà deve sempre correre al lavoro, ma non ci pensa su, perché ha la televisione accesa davanti.
E così mentre la bicicletta arrugginisce in cantina, Tonino guarda un po' di combattimenti e violenza gratuita in tv. Si stima che un adolescente abbia visto decine di migliaia di morti in tv in tutta la sua vita. Ma a questo non hanno mai pensato i genitori di Tonino. Per fortuna arriva un suo amico, con un pallone calcio nuovo fiammante. Ah, se sapessero che quel pallone l'ha cucito un loro coetaneo non riderebbero così allegramente nel giocare.
Intanto è ora di fare i compiti, e quando Tonino è ancora a metà arriva la mamma che lo porta in piscina. Ha scelto la piscina perché aiuta a far crescere bene il fisico, dice. Ma in realtà è che anche lei deve respirare un po' e lasciandolo lì un paio d'ore ha del tempo per sé. Come in tutte le piscine buttano cloro a più non posso. A nulla è valso lo sforzo dei ricercatori che negli anni '90 avevano dimostrato la potenziale pericolosità delle acque clorate per il corpo umano. E poi che freddo che prende Tonino quando esce, ancora mezzo bagnato. Sono settimane che ha la tosse e non smette mai. Il dottore più che uno sciroppo non ha saputo che dargli e l'effetto non si è visto.
Intanto è cena, e fra un affettato e un uovo in camicia Tonino viene mandato con la pancia pesante a finire i compiti mentre i genitori stanchi e frustrati si incantano davanti alla televisione, ipnotizzati e idiotizzati.

Tonino non sa che tutto questo potrebbe cambiare, che in questo stile di vita è praticamente tutto sbagliato. Esistono tante forze che cercano di risolvere alcuni dei problemi e dei conflitti di questa società, economia, e modo di vivere, così come esistono tante persone che facendovi del volontariato pensano di seguire la strada giusta. Ma in vita mia non ho mai visto un sistema di idee così completo e capace di risolvere tutti questi problemi allo stesso tempo, e una organizzazione di persone così determinata e pragmatica come quella che sta dietro al movimento macrobiotico UPM, in Italia e nei paesi in via di sviluppo, che grazie alla loro minore cupidigia e arroganza stanno recependo e facendo loro il messaggio e i mezzi della macrobiotica in maniera molto più rapida di noi vecchiardi bianchi.