lunedì 23 maggio 2011

Europa contro WiFi e cellulari nelle scuole

Leggo e diffondo con enfasi positiva questo articolo di Businessmagazine[1], che riporta la scelta della comunità europea di "prendere tutte le ragionevoli misure per ridurre l'esposizione ai campi magnetici, specialmente alle frequenze radio provenienti dai telefoni cellulari e particolarmente l'esposizione di bambini e giovani individui che sembrano maggiormente esposti al rischio di tumori". Questo nell'ottica preventiva di evitare che accada, come in passato, di scoprire solo troppo tardi la nocività di alcuni prodotti o tecnologie, come  è avvenuto "nel caso dell'amianto, della benzina a piombo e del tabacco".
Per coloro che sono scettici sulla nocività di onde radio a radiofrequenza (come il range 800MHz-2.5GHz che include GSM, 802.11 e così via) pubblicherò a breve un articolo in cui riporto recenti studi che mettono in evidenza la pericolosità di microonde (anche per scaldare il cibo) e gli effetti non-termici che la chimica fino a poco fa ignorava e che hanno una pericolosità, stranamente, inversamente proporzionale alla potenza in gioco! (Parentesi: ritorniamo al tema dell'arroganza di chi fa scienza nel modo sbagliato: solo perché dei campi a radiofrequenza si conoscono gli effetti termici, ci si sente autorizzati a dire che non esiste alcun altro tipo di effetto e a negare quindi la loro nocività).
Ritornando al WiFi: l'Italia che fa? Una volta buona che un ministro voleva fare una cosa innovativa (rendere tutte le scuole dotate di connessione wireless pervasiva), che disdetta, la UE va proprio nella direzione opposta: la notizia, recente, dal Messaggero[2].

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