lunedì 16 maggio 2011

Il falso alternativo (p.1)

Oggi l'alternativo va di moda. Leggi "bio" dappertutto, oggi ho visto in pubblicità anche un termocamino  diventare "bio".
Ma essere alternativi, ovvero costruire una strada alternativa in qualche senso (economica, alimentare, energetica, o persino scientifica) non è facile e oggi la strada intrapresa da tante imprese e persone va assolutamente dalla parte sbagliata, ovvero quello dell'edonismo, della facilità, del consumismo. Magari fosse così semplice, fare la buona azione e vedere il mondo cambiare.
L'esempio di oggi è il caso dell'happy hour "sostenibile" di Milano [1]. Dei totem installati nei bar più famosi della città, che forniscono informazioni previo inserimento di gettone sulla sostenibilità dei cocktail forniti (ingredienti, provenienza e kilometri percorsi). Questo non è alternativo, ma neanche per niente!
1. Non è un servizio gratuito. E questo è il primo male, perché un consumo responsabile deve anche essere trasparente.
2. E' un servizio che costa risorse ambientali continuamente. Perchè per 6 bar bastavano 6 manifesti cartacei (disponibili a tutti gratuitamente). Costavano 2 ore di impaginazione, una stampante e un po' di carta. Invece 6 totem sempre accesi sono un ingegnere meccanico per disegnare la colonnina, un elettronico per decidere l'hardware da acquistare, un informatico per fare l'interfaccia software e un grafico per abbellirla. Stipendiati per un paio di mesi. Poi i totem sono 6 computer che consumano 400W di energia elettrica ciascuno se l'elettronico non è stato oculato. In Italia il 77% di questa energia proviene da combustibili fossili[2]. Teneteli accesi per una settimana e poi vedete quanti alberi servono per compensare la CO2 (qualche dato divulgativo, EN [3]).
3. Ha un difetto di fondo: sulla colonnina non credo vengano riportati i dati relativi agli ingredienti che il bartender utilizzerà effettivamente. un conto è un cocktail con spumante da agricoltura biologica locale e arancia dalla sicilia, un conto è un cocktail con spumante da hard discount che viene da non si sa dove, da agricoltura convenzionale e succo di frutta all'arancia (tutta acqua e zucchero) imbottigliato in Germania da arancie prodotte in Brasile.
L'etichetta trasparente deve stare sul prodotto, non vicino alla porta del bagno su una colonnina messa solo per fare pubblicità al locale. In questo, up to the author's knowledge, Un Punto Macrobiotico è l'unica forza alternativa che vende ed usa prodotti il più possibile locali, tutti con un'etichetta che fornisce non solo provenienza (paese, regione, città, altitudine) ma persino energia e acqua impiegate per la produzione, passaggi (produzione, trasformazione, distribuzione, etc.). Certo, al "punto" non aspettatevi un Negroni, ma cambiare qualcosa significa anche cambiare abitudini e fare una passeggiata con gli amici invece che portarli all'happy hour.

[1] Articolo fotografico, di La Repubblica: http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/05/14/foto/milano_l_happ y_hour_ecosostenibile-16212306/1/?ref=HRESS-18
[2] Terna (società gestore rete distribuzione elettrica italiana) , "Dati Statistici sull'energia elettrica in Italia", Dati generali (pdf), 2009, p. 11.
[3] The Independent, "Cyber warming: PCs produce same CO2 emissions as airlines", giugno 2007

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