mercoledì 8 giugno 2011

da una mia lettera sulla macrobiotica ad amici

[...] Uno dei capisaldi della macrobiotica è proprio questo: non ci importa dei soldi per pagarci vestiti vacanze e relax, e ci riassumiamo le responsabilità cedute negli ultimi decenni. Per questo bisogna lavorare sodo: la responsabilità sui propri familiari e sulla loro salute (il che presuppone una famiglia compatta se non allargata, e l'educazione all'amore e alla cura per gli altri, altro che telecamere per sorvegliare i neonati da lavoro), sul suolo e l'ambiente in cui ti trovi (addio discariche abusive, cementificazione, appalti edilizi, cemento fatto con la sabbia di mare e in definitiva parte della mafia come la conosciamo), sulla tua salute, perché potenzialmente ti conosci meglio tu che un medico che ti vede una volta in vita e ti manda via con una cura che non saprà mai se ha funzionato o no (addio malasanità), sul cibo e su come viene lavorato (addio supposte pandemie aviarie e suine, cetrioli spagnoli, mozzarelle blu e via dicendo), responsabilità verso la tua comunità (addio micromafie comunali, appalti truccati e privatizzazioni dei servizi), responsabilità e parità verso le persone con cui lavori (lavoro esclusivamente tipo società cooperativa, addio a finanza, aziende con migliaia di dipendenti in tutto il mondo di cui pochi assorbono i guadagni e tutti pagano le perdite) e l'elenco non finisce qui.

Per tutto questo bisogna lavorare tutti i giorni, come è sempre stato. Cioè invece che passare la giornata a studiare le azioni in borsa, le pratiche legali di un cliente, le tecniche per miniaturizzare i transistor, le pratiche burocratiche di un dipendente, i versi di Leopardi, ovvero quello che fa in un ufficio la maggior parte di noi, bisognerebbe fare altre cose, lessicalmente note come "meno nobili", ma che al contrario sono molto più nobili, perché sono da e per gli uomini. 

Bisogna sapere meno in profondità, ma conoscere tutto. In una giornata si fanno cose per gli altri, si lavora con attrezzi, si pensa al proprio corpo, si cucina da mangiare, e ci si istruisce un po' quando si è fisicamente stanchi.
Dico questo anche per riallacciarmi al tema dell'economia P2P[1]: questa che dipingo è un'economia P2P, più materiale, ma sempre P2P. Perché di base come concetto questo del P2P è antico come l'umanità, solo che oggi è applicato su scala globale attraverso i terminali e la rete.

E non importa quante touch gestures Steve Jobs può inventare, sempre terminali sono, e tramite meccanismi P2P ti puoi scambiare un sacco di ciaffi inutili, o alla meglio della buona musica (possibilmente sotto licenza CC[2][3]). 

Ma da una mano all'altra puoi scambiare un frutto, un vestito, uno schiaffo o un gesto d'affetto. Qualcosa di autentico perlomeno.

[1]: The P2P Foundation
[2]: Creative Commons License
[3]: Jamendo, musica libera