Lo studio è molto completo e descrive il sistema agricolo-alimentare dominante in dettaglio, per poi analizzare la sostenibilità di tre paradigmi diversi:
- P1: agricoltura chimica e distribuzione convenzionale
- P2: agricoltura biologica e GAS (Gruppi di acquisto solidale)
- P3: policoltura pianesiana e distribuzione UPM (Un Punto Macrobiotico)
La metrica utilizzata è il MIPS (Input di Materia Per unità di Servizio) [Schmidt-Bleek, 2009; Ritthof et al., 2002], che - in breve - per 1kg di prodotto alimentare in uscita stima la massa di materia prima necessaria in entrata, divisa in 6 classi: abiotica (o non rinnovabile, ovvero combustibili, minerali, chimica, etc.), biotica (o rinnovabile, ovvero biomassa vegetale e animale), acqua, aria (O2 consumato), suolo movimentato ed erosione. In sostanza il MIPS garantisce risultati di facile lettura sul rapporto ingresso-uscita dell'intero sistema agroalimentare, inclusi trasporti e distribuzione.
NOTE
Nello studio non vengono considerate le categorie suolo ed erosione per mancanza di dati. Per i paradigmi P1 e P2 viene utilizzato un paniere secondo i consigli nutrizionali del Ministero della Salute, mentre per P3 viene utilizzato un paniere basato sulla dieta Ma-Pi 3 (zuppa e piatto misto che trovate tutti i giorni al Punto Macrobiotico). Faccio notare che il fatto di avere un paniere vegetariano per P3 incide considerevolmente sui consumi, specialmente quelli di acqua. Il fatto di utilizzare consociazione e filari, nonché autoriproduzione dei semi incide notevolmente perché non sono necessari input chimici (disinfestazione e concimazione) o biologici (letame, foraggio, etc.).
RISULTATI
Ho ripreso i dati dell'articolo e li ho rielaborati, normalizzando ogni categoria in modo tale che la somma del maggiore (P1) fosse pari a 10, ovvero assegnando un peso uguale alle quattro categorie di input. Sommando i pesi delle materie input tout court si ottengono risultati sostanzialmente identici.
Come è evidente, la filiera di produzione-distribuzione UPM è 10 volte più economica di quella tradizionale a cui la maggior parte di chi legge si affida. Questo significa che, approssimativamente, con quello che 1 di voi consuma in una settimana, ci si possono sfamare 10 persone che si affidano alla filiera UPM, o anche che, se si praticasse la policoltura Ma-Pi, unitamente alla dieta macrobiotica, ci sarebbe cibo nel mondo sufficiente a sfamare 10 volte la popolazione attuale.
Ora capite che la macrobiotica non è riso scondito per gente radical-chic, ma anche un'idea brillante per risolvere le emergenze attuali del pianeta. Infatti tra le altre cose la macrobiotica:
- nobilita il lavoro fisico dell'agricoltore e del trasformatore, gli restituisce potere e un compenso adeguato, risolvendo così problemi sociali, oltre che economici
- riduce la desertificazione, che non è provocata tanto dall'assenza dell'acqua, quanto dall'agricoltura intensiva e chimica
- mantiene la biodiversità e la fertilità
- trasforma i rapporti consumatore-produttore: dalle balle dei certificati biologici, green, etc. a rapporti di fiducia veri e umani
Per tutto questo mi sento di ringraziare ancora una volta Mario Pianesi e tutto UPM che lottano per cambiare lo stato di cose, e ovviamente chi come la dott.sa Lucia Mancini si adopera per portare prova agli scettici della loro ignoranza.
Il prossimo post: la ricetta anti-crisi, ovvero quanto risparmiate del vostro stipendio seguendo un'alimentazione macrobiotica...
A presto

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